Bruno Cernaz

È UN FANTASTICO COSTRUTTORE DI SOGNI
di Bruno Cernaz
(da “Gazzetta di Modena”, maggio 1976)

 

nuvolagrandeSe la cosiddetta “Sala di Cultura” non fosse la più grande utopia delle istituzioni culturali ufficiali, sarebbe stata il luogo più degno per ospitare la grande personale che Walter Mac Mazzieri tiene, in questi giorni, con spirito francescano e adeguata logistica nella chiesa monumentale di S. Vincenzo.
Così mentre la sempre così definita “Sala di Cultura” (o meglio Galleria Civica d’Arte Moderna), non si sa bene sotto quale programmazione e sotto quale direzione vanifica la propria disponibilità negli inutili balbettamenti di vuoti ideologici e contenutistici, il nostro Mac con questa imponente personale si riqualifica come il più geniale artista della nuova generazione modenese (e non soltanto modenese).
A noi piace pensarlo come un fantastico costruttore di sogni colmo della più aperta e sorgiva inventiva, tutto proiettato nel raccogliere sogni (suoi e d’altri) e riprodurli nei grandi spazi delle proprie esperienze pittoriche.
nuvolapiccolaPerchè proprio come “fabbricante di sogni” Mac ama le grandi superfici: se fosse vissuto qualche secolo addietro sarebbe certamente appartenuto alla esplosiva stirpe degli affrescatori di chiese e palazzi (tanto per dire: un chilometrico Tiepolo cantore delle ultime fiabe della serenissima Venezia…).
Anche Mac è un “cantore”: le sue “favole”, come quelle tiepolesche, si inseriscono prima o dopo il tempo. Sempre, certamente, su quella doppia dimensione che sfuma tra realtà e rappresentazione. Il suo è il raccontare di universi in espansione e in dilatazione – figure, di espressioni, di movimenti – interamente avvolti (o forse meglio esorcizzati) dal colore.
È questo “colore” che noi amiamo di Mazzieri: è questo colore che ci ha sempre catturato e imprigionati nella propria dimensione evocativa sino a smemorizzarci nelle trame segrete di azzurrini profondi e sognanti, guidandoci nel segreto delle cose e dei fantastici personaggi.
Da un’araldica di prima e dopo il tempo Mazzieri ha tratto questo suo “bestiario” movimentato nel “panorama” teatrale di quinte senza fondali e porte spalancate su cornici e pennelli.
Il suo colore è il “tono” del racconto; la nota-chiave dello spirito. E come da una nuova e più alchemica zuaberfest, Mazzieri evoca la successione sonora del suo “Flauto magico”, dando, come il tintinnante Papageno mozartiano, il “la” danzerino e argenteo alla propria “sinfonia fantastica”.
nuvolapiccolaQui si tratterà ovviamente di rêverie nella più pura e trasparente accezione, avvolta tuttavia da situazioni emozionali non facilmente riconducibili a schemi prefissati. A meno che non vogliamo intendere come “schema” il colore che Mac elargisce a piene mani. Ma come già si è detto questo è il suo “tono” il suo essere e il suo divenire. E la sua “cifra” poetica: e la poetica è l’esistenza stessa del fare artistico.
Così Mazzieri sperimenta pure la circolarità del tempo se è vero come è vero che ogni suo racconto dipinto rimanda a qualcosa di precedente e anticipa un’altra successione di momenti e situazioni. Così i suoi “personaggi” conoscono le infinite entrate e le infinite uscite di maschere di trasmutazione, di rappresentazione del transeùnte da un ghigno ad una lacrima, da uno sguardo ad una interrogazione. E poichè appartiene alla categoria dei “fabbricanti” di sogni i suoi dipinti vivono dell’ambiguità notturna del rapporto bene-male; del genio benefico in contrapposizione e simbiosi col suo opposto malefico.
In questa commistione di positivo e negativo sta la sostanza di un fare artistico trascinante che squilla e sfuma i colori del prima e dopo tempo. E in questi stendardi di un antico e futuro libro di figure s’agita qualcosa, anche, di “sacro”. Se per sacro intendiamo la continuità e l’annuncio, il ricordo e la profezia di un rito che si è fatto racconto.