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antologia critica | walter mac mazzieri | |||
I mostri giganteschi,
malinconici e solitari - segnati nella loro epidermide rugosa
dagli urti impercettibili ma assidui di un tempo senza memoria
- chiusi nella loro irrimediabile diversità - piegati a
una tristezza che è fatta misteriosa della siderale distanza
delle sue origini - i mostri sono accolti da un paesaggio che
l'uomo non ha mai conosciuto se non attraverso i sogni febbrili
di un predestinato, in uno spazio contraddistinto da alcuni motivi
ricorrenti che chiameremo, con molta improprietà, l'albero,
le case addossate, le nubi. Parliamo del mondo archetipico di
Walter Mac Mazzieri.
Quanto ai rapporti, innegabili, di Mazzieri, col surrealismo e
le muse inquietanti, diremo che non si limita ad una adesione
più o meno fervida, ma vi interviene con un apporto creativo,
personalissimo ed inconfondibile. Mazzieri al surrealismo adduce,
con sorprendente autorità, un patrimonio di forme che ci
colpiscono per il loro essere, nello stesso tempo, inaudite, autentiche,
logiche: intendiamo forme originali, con un segno netto di verità,
articolata in una struttura necessaria.
È chiaro che queste creature, una volta evocate, non potrebbero
essere diverse - fibra per fibra, vertebra per vertebra - da quel
che appaiono, da quel che sono, quali le han determinate una logica
intrinseca, stringente, e una segreta legge di coerenza. Vinta
la sorpresa (il nodo oscuro di sentimenti che la loro astanza
ha scatenato), ci si rivela la naturalezza di queste figure, di
questo universo. Scoprendo, attuando la legge della loro creazione,
Mazzieri ci ha dato la conferma e la misura della sua vocazione
di artista.
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