Ferruccio Veronesi

IL RAGAZZO DI CA’ D’OLINA
di Ferruccio Veronesi
(“Qui Modena”, n. 2, Modena, febbraio 1971)

 

aseianniconmadreepadreIl modenese di turno stavolta mi rimbalza dalle pagine dei rotocalchi a grande diffusione, dalle riviste specializzate in arte e segnalazioni librarie e dal video; ma – soprattutto – dalle vetrine dei librai dove fa bella mostra di sé un prestigioso volume nel quale sono riprodotte le opere del nostro, sagacemente illustrate da critici e saggisti di chiara fama. Si tratta, avrete capito, del pittore pavullese Walter Mac Mazzieri, 23 anni, chiome e barba fluenti, lenti spesse, guance che trascolorano nell’infinita gamma del rosso per i soprassalti continui di una timidezza che sconfina nell’impaccio.
Nel volume, Renzo Margonari conclude il suo lucidissimo saggio riconoscendo che Mazzieri “è uno dei casi più singolari verificatisi nella pittura italiana degli ultimi dieci anni”; Enrico Crispolti conferma che si tratta di un “caso di irruzione immaginativa e di concentrazione come pochi altri”; Enzo Fabiani (il critico d’arte di “Gente”) scioglie in versi un canto d’amore per le tele del pavullese. Mica male, per un giovanotto di 23 anni. Ma, prima del successo, quanto lavoro, quanto studio, quale commovente volontà di realizzarsi. La scheda biografica di Mac – che potrebbe fornire materia per un romanzo tanto è articolata e varia – la dedico a quei capelloni che, solo per essersi messi in conflitto col barbiere credono di aver raggiunto una personalità, quei contestatori pallidi ed arruffati che giocano a fare la rivoluzione ma non disdegnano di farsi mantenere da padri facoltosi.
Nato a Ca’ d’Olina di Pavullo il 15 aprile 1947 qui frequenta le Elementari; ma, già dall’età scolare, deve aiutare i suoi: suo padre ha perso un braccio in guerra e, con 14 mila lire di pensione, c’è poco da stare allegri; la madre con alcuni cavalli preleva il latte alle campagne per portarlo al caseificio di Montecenere; c’è un fratello più grande che studia a Fiumalbo. E così il piccolo Mac va per funghi col padre e fa altri piccoli servigi. Poi la famiglia si trasferisce a Pavullo dove il ragazzo frequenta la Media. Ed ecco, a titolo di curiosità per i nostri rivoluzionari verbali, il calendario della giornata di Mac: sveglia alle cinque per distribuire ai bar del paese le paste che un pasticcere gli affida; alle otto, a scuola; uscita da scuola a lavare i piatti in una mensa per avere in cambio un pasto; alla sera recapita il latte alle case (compenso: un litro del più analcolico dei “bianchi”).
Finita la Media frequenta qualche mese le Belle Arti a Modena (ospite del collegio dei frati di via Ganaceto), ma non si trova fra la gente (“La libertà – confida a Margonari – è quando uno sta solo”). Tornato a casa lavora all'”Arredo”, per un anno, di forgia, lima e martello. Per un altro anno – al soldo di un impresario locale che gli passa compensi poco più che immaginari – esegue decorazioni fiamminghe su “tondi” destinati all’arredamento: l’ideale per mangiarsi la vista già scarsa. Finalmente il sodalizio con lo scultore Davide Scarabelli e la serie dei lunghi viaggi attraverso tutta l’Europa e l’Africa settentrionale. L’elenco è lungo: diciamo tutti i paesi europei tranne quelli oltre-cortina (per ragioni di visti e passaporti) più Algeria, Marocco e Tunisia. È la stagione eroica del “Waltrin” di Olina, la più densa e formativa. Questo peregrinare, infatti, ha uno scopo: vedere gente nuova, conoscere nuovi costumi, ma – soprattutto – frequentare gallerie, musei ed artisti di ogni parte. Che gran scuola il mondo. Ma che dura scuola vederlo in autostop. Partire con diecimila lire e, nello zaino, un vasetto di miele della mamma e un santino per i casi di emergenza.
violinograndeLa febbre a 40 che l’assale in Spagna e nessuno che li ospita perchè mancano alcune pesetas; la notte passata all’addiaccio sulla spiaggia di Biarritz ignorando che l’altamarea li avrebbe stretti in un liquido assedio; le bamboline comprate nei grandi magazzini e rivendute a prezzo maggiorato dopo averle dipinte; i disegnini smerciati durante gli otto soggiorni parigini; i disegni fatti sull’asfalto delle piazze e Biolchini (giunto a completare il terzetto) che fingendosi un passante caritatevole lancia la prima monetina per rompere il ghiaccio; il viaggio in Africa attraverso tutta la Spagna su una “500” che ha al suo attivo 150.000 chilometri. E ogni ritorno a casa smagrito, febbricitante ma con taccuini densi di appunti, con gli occhi e il cuore pieni di immagini colorate e di sentimenti nuovi da tradurre in quadri.
Adesso Mac è sui libri, sui giornali, alla TV; galleristi e collezionisti se lo contendono; ma lui è rimasto il “Waltrin” di Ca’ d’Olina: un ragazzo mite, buono e un po’ selvatico che crede nella vita e vive per l’arte.