Luigi Lambertini

I QUATTRO ARTISTI
DELL’APPENNINO MODENESE
di Luigi Lambertini
(da “L’Unione Sarda”, Cagliari, 18 aprile 1971)

 

disegno3pWalter Mac Mazzieri, nato nel 1947 a Ca’ d’Olina, una località di gente “strana”, come ama dire lo stesso artista. I suoi quadri, disegni ed incisioni, sono tuttora un rebus. In essi predomina il fantastico e la fantasia con una certa componente di origine onirica, di sogno, attraverso la precisazione di simboli, diventa il diaframma fra la realtà ed il suo contrario. Sotto tale profilo Mazzieri è di certo uno dei casi più singolari della giovane pittura italiana.
Quando poco fa mi riferivo ad un rebus, era perchè in questi giorni sono usciti due testi nettamente discordanti. Franco Solmi, presentando una cartella di acquaforti, pubblicata della galleria Wiligelmo di Modena, contraddice in pieno Renzo Margonari, che ha dedicato al pittore un lungo saggio in una monografia che reca anche scritti di Enrico Crispolti, Enzo Fabiani, Osvaldo Prandoni, Graziano Manni e poesie dello stesso Mazzieri. Solmi non condivide, in parole povere, la lettura simbolista che con notevole rigore filologico è stata fatta da Margonari affermando al contrario che, e si riferisce particolarmente agli ori di certi dipinti, esistono solo elementi simbolici. La distinzione potrebbe parere capziosa o troppo sottile ma non lo è in nessun modo.
Nel primo caso Mazzieri verrebbe ad essere collocato in una precisa situazione culturale, nel secondo si punterebbe essenzialmente su una sua originale espressività. Due aspetti questi che tuttavia e a mio modesto avviso, possono anche coesistere dal momento che, se ora è possibile con determinati strumenti critici collocare l’artista in una certa posizione, ciò non toglie che, pur essendo la sua opera legata a episodi culturali e frutto di informazione e studio (s’intendano questi ultimi due termini nel senso giusto), non sia disgiunta, e non potrebbe essere altrimenti, una forte carica immaginativa e di originale invenzione. Resta indiscutibile comunque che i suoi enormi personaggi, che dominano il silenzio dei colori con movenze al rallentatore e che con la loro pesante e solida struttura architettonica dando corpo a spazi sospesi, sono il tramite per evocare ed indagare le più misteriose dimensioni dell’io senza che l’apporto fantastico sia del tutto disgiunto da quello profondamente esistenziale.