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antologia critica | walter mac mazzieri | |||
Il
modenese di turno stavolta mi rimbalza dalle pagine dei rotocalchi
a grande diffusione, dalle riviste specializzate in arte e segnalazioni
librarie e dal video; ma - soprattutto - dalle vetrine dei librai
dove fa bella mostra di sé un prestigioso volume nel quale
sono riprodotte le opere del nostro, sagacemente illustrate da
critici e saggisti di chiara fama. Si tratta, avrete capito, del
pittore pavullese Walter Mac Mazzieri, 23 anni, chiome e barba
fluenti, lenti spesse, guance che trascolorano nell'infinita gamma
del rosso per i soprassalti continui di una timidezza che sconfina
nell'impaccio.
Nel volume, Renzo Margonari conclude il suo lucidissimo saggio
riconoscendo che Mazzieri "è uno dei casi più
singolari verificatisi nella pittura italiana degli ultimi dieci
anni"; Enrico Crispolti conferma che si tratta di un "caso
di irruzione immaginativa e di concentrazione come pochi altri";
Enzo Fabiani (il critico d'arte di "Gente") scioglie
in versi un canto d'amore per le tele del pavullese. Mica male,
per un giovanotto di 23 anni. Ma, prima del successo, quanto lavoro,
quanto studio, quale commovente volontà di realizzarsi.
La scheda biografica di Mac - che potrebbe fornire materia per
un romanzo tanto è articolata e varia - la dedico a quei
capelloni che, solo per essersi messi in conflitto col barbiere
credono di aver raggiunto una personalità, quei contestatori
pallidi ed arruffati che giocano a fare la rivoluzione ma non
disdegnano di farsi mantenere da padri facoltosi.
Nato a Ca' d'Olina di Pavullo il 15 aprile 1947 qui frequenta
le Elementari; ma, già dall'età scolare, deve aiutare
i suoi: suo padre ha perso un braccio in guerra e, con 14 mila
lire di pensione, c'è poco da stare allegri; la madre con
alcuni cavalli preleva il latte alle campagne per portarlo al
caseificio di Montecenere; c'è un fratello più grande
che studia a Fiumalbo. E così il piccolo Mac va per funghi
col padre e fa altri piccoli servigi. Poi la famiglia si trasferisce
a Pavullo dove il ragazzo frequenta la Media. Ed ecco, a titolo
di curiosità per i nostri rivoluzionari verbali, il calendario
della giornata di Mac: sveglia alle cinque per distribuire ai
bar del paese le paste che un pasticcere gli affida; alle otto,
a scuola; uscita da scuola a lavare i piatti in una mensa per
avere in cambio un pasto; alla sera recapita il latte alle case
(compenso: un litro del più analcolico dei "bianchi").
Finita la Media frequenta qualche mese le Belle Arti a Modena
(ospite del collegio dei frati di via Ganaceto), ma non si trova
fra la gente ("La libertà - confida a Margonari -
è quando uno sta solo"). Tornato a casa lavora all'"Arredo",
per un anno, di forgia, lima e martello. Per un altro anno - al
soldo di un impresario locale che gli passa compensi poco più
che immaginari - esegue decorazioni fiamminghe su "tondi"
destinati all'arredamento: l'ideale per mangiarsi la vista già
scarsa. Finalmente il sodalizio con lo scultore Davide Scarabelli
e la serie dei lunghi viaggi attraverso tutta l'Europa e l'Africa
settentrionale. L'elenco è lungo: diciamo tutti i paesi
europei tranne quelli oltre-cortina (per ragioni di visti e passaporti)
più Algeria, Marocco e Tunisia. È la stagione eroica
del "Waltrin" di Olina, la più densa e formativa.
Questo peregrinare, infatti, ha uno scopo: vedere gente nuova,
conoscere nuovi costumi, ma - soprattutto - frequentare gallerie,
musei ed artisti di ogni parte. Che gran scuola il mondo. Ma che
dura scuola vederlo in autostop. Partire con diecimila lire e,
nello zaino, un vasetto di miele della mamma e un santino per
i casi di emergenza.
La
febbre a 40 che l'assale in Spagna e nessuno che li ospita perchè
mancano alcune pesetas; la notte passata all'addiaccio sulla spiaggia
di Biarritz ignorando che l'altamarea li avrebbe stretti in un
liquido assedio; le bamboline comprate nei grandi magazzini e
rivendute a prezzo maggiorato dopo averle dipinte; i disegnini
smerciati durante gli otto soggiorni parigini; i disegni fatti
sull'asfalto delle piazze e Biolchini (giunto a completare il
terzetto) che fingendosi un passante caritatevole lancia la prima
monetina per rompere il ghiaccio; il viaggio in Africa attraverso
tutta la Spagna su una "500" che ha al suo attivo 150.000
chilometri. E ogni ritorno a casa smagrito, febbricitante ma con
taccuini densi di appunti, con gli occhi e il cuore pieni di immagini
colorate e di sentimenti nuovi da tradurre in quadri.
Adesso Mac è sui libri, sui giornali, alla TV; galleristi
e collezionisti se lo contendono; ma lui è rimasto il "Waltrin"
di Ca' d'Olina: un ragazzo mite, buono e un po' selvatico che
crede nella vita e vive per l'arte.
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