Vico Faggi

I MOSTRI DI MAZZIERI
di Vico Faggi
(da “Quaderni liguri di cultura”, n. 2, Genova, 6 settembre 1972)

 

presentazioneantologiaI mostri giganteschi, malinconici e solitari – segnati nella loro epidermide rugosa dagli urti impercettibili ma assidui di un tempo senza memoria – chiusi nella loro irrimediabile diversità – piegati a una tristezza che è fatta misteriosa della siderale distanza delle sue origini – i mostri sono accolti da un paesaggio che l’uomo non ha mai conosciuto se non attraverso i sogni febbrili di un predestinato, in uno spazio contraddistinto da alcuni motivi ricorrenti che chiameremo, con molta improprietà, l’albero, le case addossate, le nubi. Parliamo del mondo archetipico di Walter Mac Mazzieri.
Quanto ai rapporti, innegabili, di Mazzieri, col surrealismo e le muse inquietanti, diremo che non si limita ad una adesione più o meno fervida, ma vi interviene con un apporto creativo, personalissimo ed inconfondibile. Mazzieri al surrealismo adduce, con sorprendente autorità, un patrimonio di forme che ci colpiscono per il loro essere, nello stesso tempo, inaudite, autentiche, logiche: intendiamo forme originali, con un segno netto di verità, articolata in una struttura necessaria.
È chiaro che queste creature, una volta evocate, non potrebbero essere diverse – fibra per fibra, vertebra per vertebra – da quel che appaiono, da quel che sono, quali le han determinate una logica intrinseca, stringente, e una segreta legge di coerenza. Vinta la sorpresa (il nodo oscuro di sentimenti che la loro astanza ha scatenato), ci si rivela la naturalezza di queste figure, di questo universo. Scoprendo, attuando la legge della loro creazione, Mazzieri ci ha dato la conferma e la misura della sua vocazione di artista.